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  • Attualità
  • 11/11/2019

Gli orti urbani

 

 

Una proiezione realizzata dalla Coldiretti, con l’utilizzo dei dati Istat al 2017, rileva che in Italia gli appezzamenti urbani coprono già 3,3 milioni di metri quadrati del territorio nazionale.

Oltre il 50 per cento di questa superficie coltivata - 1,9 milioni di metri quadrati - si trova nei capoluoghi di provincia. Sono 75 le città che hanno avviato l’esperienza di orti urbani (erano 57 nel 2015), e l’estensione è aumentata del 51 per cento in 5 anni.

I dati Istat/Coldiretti indicano che un italiano su due, e cioè il 46,2 per cento, è un hobby farmer, cioè colui che si dedica alla coltivazione in proprio, negli orti o sui terrazzi o nei giardini condivisi.

Mediamente un orto comunale è di circa  20 metri quadrati, e viene assegnato gratuitamente. La spesa di gestione per sementi e attrezzi non supera i 250 euro annuali.

Le amministrazioni offrono corsi che affiancano gli ortisti nel primo anno di lavoro; de fatto la  coltivazione amatoriale ha assunto un alto ruolo sociale nell’ambito cittadino.

Per i comuni gli orti hanno una grandissima potenzialità nel prevenire il degrado delle aree periferiche: sono appezzamenti che sono curati giornalmente, c’è sempre un presidio, si creano socialità e condivisione.

È stato osservato che in assenza di steccati e barriere, gli orti non vengono toccati dai vandali. Eppure, non sono molti i comuni che censiscono le loro aree adatte a questo scopo. Poi, quando gli orti sono pronti, va data molta visibilità ai bandi, perché la gente ne chieda l’assegnazione.

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